Prima guerra civile in Libia

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21 febbraio 2011. Tra il febbraio e l’ottobre del 2011 ebbe luogo un conflitto violento che vide opposte le forze lealiste del dittatore Mu’ammar Gheddafi e quelle dei rivoltosi, riunite nel Consiglio nazionale di transizione. Tutto iniziò il 15 febbraio, ma la cosiddetta “giornata della collera”, quella in cui i manifestanti si organizzarono per scendere nelle piazze di numerose città del Paese, andò in scena 48 ore dopo. Evasioni dalle carceri e rivolte nei penitenziari si registrano a Tripoli e Bengasi. La città di Beida fu la prima a cadere nelle mani dei manifestanti. In una settimana furono un centinaio le vittime. Un numero che crescerà in maniera esponenziale a partire dal 21 febbraio, quando le proteste interessarono anche la capitale Tripoli, dove le forze governative risposero alle manifestazioni con pesanti raid che, secondo alcune stime, provocarono oltre 250 morti. Sul Corriere della Sera di martedì 22 febbraio 2011, dall’articolo di fondo di Franco Venturini possiamo leggere: «A due passi da casa nostra, nella nostra ex colonia, in un Paese dove moltissimi nostri connazionali risiedono e lavorano le dimensioni del massacro non possono che suscitare emozioni e disgusto. Ma in Libia, come ieri in Egitto e in Tunisia, l’emozione si accompagna al tentativo di capire, all’ansia di prevedere. Mu’ammar Gheddafi, tiranno più che mai, non esce rafforzato dal bagno di sangue perpetrato non lontano dalla sua tenda. La sua invece è una testimonianza di debolezza, un pegno di disperazione».

Corriere della Sera di martedí 22 febbraio 2011


«Mu’ammar Gheddafi ha deciso che la decimazione del suo popolo è un costo accettabile per restare al potere. E per assicurarsi che la manovra riesca, per punire quanti lo sfidavano a mani nude anche lontano dalla ribelle Cirenaica, ha scatenato sulla folla tutto quanto aveva a disposizione per uccidere»

Franco Venturini


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