L’Italia è compiuta

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A circa due settimane dall’armistizio, la pace e la vittoria nella Prima Guerra Mondiale, la Camera dei deputati si riunì per la prima volta nella nuova Aula di Palazzo Montecitorio, progettata dall’architetto Ernesto Basile. Negli scranni parlamentari, ai banchi della Presidenza e del Governo e sulle tribune affollate di militari, di familiari dei caduti, di donne e di uomini che avevano condiviso le sofferenze della guerra di retrovia, era palpabile la percezione di sentimenti comuni. La prima pagina del Corriere della Sera del 21 novembre 1920 riprende la seduta a tutta pagina e, dalle parole dell’onorevole Vittorio Emanuele Orlando, scrive: “… l’Italia è compiuta: il ciclo eroico del Risorgimento ha toccato il vertice della sua gloria e si è chiuso colla raggiunta unità della Patria. L’Italia avrà tra breve una pace solidamente fondata su principi, in virtù dei quali essa risorse dalla secolare rovina, ch’essa simboleggiò nel mondo durante la sua esistenza cinquantenaria e che hanno pienamente trionfato con questa guerra. E lo Stato italiano potrà riaccingersi allora alla grande opera, che incomberà su di esso il giorno in cui saranno state segnate definitivamente sulla carta le nuove frontiere d’Italia”. Dal discorso di Orlando: “… ripensa alla terra tutta percossa dallo sterminio della guerra, ai milioni di giovani esistenze mietute nella immane battaglia, al micidiale scatenarsi dei peggiori istinti dell’uomo, l’ira, la crudeltà, l’odio, la vendetta, ma, pur dinanzi a questa tragica visione, la nostra coscienza non vacilla, perché nessun rimprovero può rivolgersi”. Queste le parole di quella prima seduta in Aula in cui la vittoria fu celebrata, in cui quelle speranze trovarono nel tempo riscontro, in cui la democrazia fu riaffermata grazie all’opera dell’Assemblea Costituente ed in cui oggi si rispecchia la nostra società.


ripensa alla terra tutta percossa dallo sterminio della guerra, ai milioni di giovani esistenze mietute nella immane battaglia, al micidiale scatenarsi dei peggiori istinti dell’uomo, l’ira, la crudeltà, l’odio, la vendetta, ma, pur dinanzi a questa tragica visione, la nostra coscienza non vacilla, perché nessun rimprovero può rivolgersi

On. Vittorio Emanuele Orlando – Corriere della Sera giovedì 21 novembre 1918


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