Le pene fasciste – Arresto di Gramsci

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In questa data Antonio Gramsci, in violazione dell’immunità parlamentare, venne arrestato a Roma e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Con lui, il giorno seguente 120 deputati in carica d’opposizione (antifascisti) furono dichiarati decaduti attraverso un ordine del giorno approvato dalla stessa Camera. Nella stessa seduta, venne reintrodotta per legge sulla difesa dello Stato da Benito Mussolini la pena di morte con lo scopo di punire (leggo testualmente l’articolo 1) «chiunque commetta un fatto diretto contro la vita, l’integrità o la libertà personale del Re o del Reggente. La stessa pena si applica se il fatto sia diretto contro la vita, l’integrità o la libertà personale della Regina, del Principe Ereditario o del Capo del Governo». Il relatore sulla pena di morte, l’onorevole Maranesi si reca sulla tribuna e legge le conclusioni della Commissione. Queste, le  sue testuali parole impresse sulla prima pagina del Corriere della Sera di mercoledì 10 novembre 1926: «Il Paese lavora oggi sereno a preparare agli Italiani un nuovo e migliore domani, mentre tutti i cittadini accettano il regime fascista e gli si stringono attorno, riconoscendolo come il regime che ha salvato la Patria garantisce nel presente ed incammina ad un domani di grandezza e di forza». Questo, il preludio di quello che a breve condurrà l’Italia nell’oblio della dittatura fascista.


«Il Paese lavora oggi sereno a preparare agli Italiani un nuovo e migliore domani, mentre tutti i cittadini accettano il regime fascista e gli si stringono attorno, riconoscendolo come il regime che ha salvato la Patria garantisce nel presente ed incammina ad un domani di grandezza e di forza»

On. Maranesi – Corriere della Sera mercoledì 10 novembre 1926


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