L’aggressione a Silvio Berlusconi

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Un simbolo, la miniatura in metallo del Duomo di Milano, per colpire un simbolo politico del Paese: il premier Silvio Berlusconi. Al termine di un comizio per il tesseramento del partito “Il Popolo delle Libertà”, tra la folla festante proprio nella piazza della cattedrale, Massimo Tartaglia, un perito elettrotecnico di 42 anni e da dieci in cura per problemi mentali, scaglia da pochi centimetri l’oggetto souvenir spigoloso contro il volto del Cavaliere provocandone la rottura del setto nasale, del labbro e di due denti. Le immagini del premier sfigurato e sanguinante fanno il giro del mondo. Contro l’aggressore si scatena fin da subito la rabbia dei manifestanti e viene salvato dal linciaggio proprio degli agenti che lo condurranno in questura. L’uomo, accusato di lesioni pluriaggravate nei confronti dell’ex premier, verrà assolto l’anno successivo perché incapace di intendere o di volere. Pierluigi Battista sul Corriere della Sera di lunedì 14 dicembre 2009 scrive: «Non è solo una questione di toni esasperati. È l’idea che la lotta politica non contempli confini e contrappesi all’aggressività verbale. È la degradazione dell’avversario a nemico da abbattere. Non la lotta politica, anche accesa, che assume le forme di una competizione leale tra schieramenti che ci riconoscono reciprocamente legittimità. Ma la versione primitiva della politica come simulacro della guerra civile. Questa versione sta dominando la politica italiana con un crescendo di ostilità che sfiora la guerra antropologica tra due Italie che si odiano, incapaci di parlarsi».


«Non è solo una questione di toni esasperati. È l’idea che la lotta politica non contempli confini e contrappesi all’aggressività verbale. È la degradazione dell’avversario a nemico da abbattere. Non la lotta politica, anche accesa, che assume le forme di una competizione leale tra schieramenti che ci riconoscono reciprocamente legittimità. Ma la versione primitiva della politica come simulacro della guerra civile. Questa versione sta dominando la politica italiana con un crescendo di ostilità che sfiora la guerra antropologica tra due Italie che si odiano, incapaci di parlarsi»

Pierluigi Battista – Corriere della Sera lunedì 14 dicembre 2009


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