Il mostro di Seattle

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30 dicembre 1992. Definito in sentenza “tra gli assassini più malvagi mai esistiti” e ricordato come il più noto pedofilo e serial killer americano, Westley Allan Dodd è l’ennesimo caso di un predatore evoluto e altamente specializzato che è riuscito per decine di anni a compiere una lunga serie di crimini senza mai destare un preciso allarme nella comunità, che si è limitata a punirlo occasionalmente. È anche la storia di una escalation patologica che porta dall’iniziale esibizionismo fino all’assassinio, attraverso molestie sessuali e stupri. Catturato davanti a un cinema, dove stava adescando una nuova vittima, Dodd fu condannato a morte per aver seviziato, stuprato e ucciso tre o forse più bambini tutti di età compresa tra i quattro e i dieci anni. La legge dello stato di Washington diede a Westley la possibilità di scegliere la morte tra iniezione letale o impiccagione. Per la sua esecuzione, scelse la corda, l’impiccagione come ebbe fine la sua ultima vittima. «Merito l’impiccagione… sapevo quel che facevo quando ho ucciso il piccolo Lee Iseli e dopo averlo stuprato l’ho impiccato in un armadio di casa… Mi sono divertito a violentare, torturare e uccidere quei bambini. Mi ha dato una forte emozione sessuale…». La sera del 5 gennaio 1993, nel penitenziario statale di Washington a Walla Walla ebbe luogo l’esecuzione. È stata la prima impiccagione negli Stati Uniti dal 1965. Con una lettera alla Corte scritta nel braccio della morte Wesley sentenzia: «Devo essere condannato. Dovessi scappare, vi prometto che ammazzerò e violenterò di nuovo. Traendone grande piacere». Claudio Lindner sul Corriere della Sera di giovedì 31 dicembre 1992 scrisse: «Prima di lui altre 184 persone sono state condannate a morte da quando l’America ha reintrodotto, nel 1977, la pena capitale, ma quello di Dodd è un caso destinato a fare rumore e a dividere nuovamente l’opinione pubblica. Fanno discutere la personalità del protagonista, la sua scelta dei morire appeso a una corda e non avvelenato con una siringa».

Corriere della Sera di giovedì 30 dicembre 1992


«Prima di lui altre 184 persone sono state condannate a morte da quando l’America ha reintrodotto, nel 1977, la pena capitale, ma quello di Dodd è un caso destinato a fare rumore e a dividere nuovamente l’opinione pubblica. Fanno discutere la personalità del protagonista, la sua scelta dei morire appeso a una corda e non avvelenato con una siringa»

Claudio Lindner


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