Charles de Gaulle 

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Lo chiamavano Le General e dicevano di lui che era arrogante e autoritario. Lui di se diceva che sono un soldato che serve il mio Paese, un uomo libero che ha un unico fine, quello di liberare la Francia. Oggi ricordo per voi dalla prima pagina del Corriere della Sera di mercoledì 11 novembre 1970 la morte di Charles de Gaulle, uno degli statisti più influenti della Storia. Un francese che ha plasmato il corso del Novecento. Un militare venuto in soccorso alla politica. Riscattò l’orgoglio nazionale infangato dal collaborazionismo del maresciallo Philippe Petain con il barbaro regime nazista rappresentando la Francia libera in esilio e divenne per questo un’eroe. Al principio della sovranità della Nazione legò tutte le sue scelte, soprattutto la non adesione alla NATO, non intendeva cedere ad altri leve di comando e interesse del Paese. Realizzò l’impianto della quinta Repubblica si riappacificò con i tedeschi, condusse la Francia fuori dal pantano Algerino attirandosi una serie di attentati cui scampò miracolosamente e domò in parte la rivolta del ’68. Monarchico repubblicano, sognò un’Europa dei popoli e delle Nazioni, coniugò ordine e libertà, spirito nazionale e visione mondiale. Sulle sue impronte si muove ancora la Francia di oggi.


«… era l’ultimo figlio della Francia del’gran secolo’, l’ultimo esponente della tradizione monarchica, l’ultimo contemporaneo dell’epoca di luigi XIV, quasi discendente diretto dalla galleria di Sovrani che sta al Louvre …»

Lorenzo Bocchi – Corriere della Sera mercoledì 11 novembre 1970


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